Musei Civici, Pesaro

Indirizzo: palazzo Toschi Mosca, piazza Toschi Mosca 29
Tel. 0721.387541-474
e-mail: musei@comune.pesaro.ps.it
sito internet: http://www.museicivicipesaro.it/

Apertura: martedì, mercoledì 9.30-12.30, da giovedì a domenica 9.30-12.30, 16.00-19.00
Luglio e agosto: mercoledì, venerdì, sabato, domenica 9.30-12.30, 16.00-19.00
Martedì, giovedì 9.30-12.30, 16.00-22.30
Giorno di chiusura: lunedì
Chiusure annuali: 1 gennaio, 25 dicembre


Ingresso: intero: E. 4,00 (E. 7,00 Pinacoteca, Museo delle Ceramiche + Casa Rossini)
Ridotto: Gruppi (minimo 15 persone + guida): E. 3,00 (E. 5,00 Pinacoteca, Museo delle Ceramiche + Casa Rossini)
Dai 15 ai 25 anni e oltre i 65: E. 2,00 (E. 3,00 Pinacoteca, Museo delle Ceramiche + Casa Rossini)

Ingresso gratuito fino ai 14 anni.

Ingresso gratuito ogni terza domenica del mese

 

I Musei Civici di Pesaro - istituiti nel 1920 e ospitati dal 1936 al secondo piano di palazzo Toschi Mosca, nel cuore del centro storico, si articolano in due sezioni: la Pinacoteca (4 sale) e il Museo delleCeramiche (6 sale).
La pinacoteca, costituita dopo l’unità d’Italia,inizialmente raccoglie opere d’arte provenienti dalla soppressione di congregazioni religiose della città. Tra queste, uno dei dipinti piùsignificativi del rinascimento italiano: la Pala dell’Incoronazionedella Vergine di Giovanni Bellini, realizzata dal pittore veneto intorno al 1475 per la chiesa di San Francesco. Sempre da chiese cittadine provengono altre opere notevoli come la Deposizione di Cristo e la Testa del Battista di Marco Zoppo, il Polittico della Beata Michelina di Jacobello del Fiore o la Maddalena penitente e il San Giuseppe del pesarese Simone Cantarini. Prima della fine dell’Ottocento vengono acquisite per lascito testamentario alcune collezioni private che conferiscono alla raccolta una sua definitiva identità: oltre ai più di duecento dipinti della marchesa Vittoria Toschi Mosca - devoluti insieme a disegni, stampe e arredamenti per la realizzazione di un Museo di Arti Industriali - anche l’importante quadreria dei conti Machirelli Giordani, appartenuta all’erudito pesarese Annibale degli Abbati Olivieri. Con un lascito di Gioachino Rossini giungono a Pesaro pregevoli opere della collezione bolognese Hercolani. In seguito altre acquisizioni minori completano il patrimonio attuale costituito da un piccolo nucleo di primitivi e in gran parte da opere rinascimentali,seicentesche e settecentesche. Di queste sono esposte solo le più significative, fra cui dipinti di Paolo Veneziano, Mariotto di Nardo,Giovanni Antonio da Pesaro, Giovan Francesco da Rimini, Giovanni Bellini, Domenico Beccafumi, Raffaellin del Colle, Palma il Giovane,Guido Reni, del pesarese Giannandrea Lazzarini e un’interessante raccolta di nature morte.
Il Museo delle Ceramiche è composto da un cospicuo nucleo di maioliche del XIV-XVIII secolo della collezione Mazza pervenuta per acquisizione al Comune di Pesaro, nel 1857. La raccolta illustra la splendida stagione cinquecentesca del Ducato diUrbino. Tra le opere di maggior rilievo la coppa con San Giuda Taddeo lustrata da Mastro Giorgio nel 1525 e attribuita a Nicola di GabrieleSbraghe: per l’esecuzione raffinatissima e per la poetica espressivitàl’opera è un vero capolavoro in maiolica del rinascimento italiano. La targa con L’Adorazione dei pastori datata 1537 e monogrammata da Francesco Xanto Avelli è un sapiente esempio della straordinaria personalità artistica di un maestro fra i più grandi della maiolica. Rappresentativa, invece, della produzione pesarese di Sette-Ottocento è la collezione Ugolini donata ai musei nel 1974. La sezione racconta la brillante attività della fabbrica Casali e Callegari attraverso labriosa esecuzione del decoro “alla rosa” e il riuscito motivo “alticchio”. Il Museo delle Ceramiche offre inoltre un'ampia panoramica di importanti manifatture pesaresi dell’Ottocento principalmente orientate verso la produzione di terraglia, bianca o marmorizzata, decorata amano o “a riporto”. Caratterizzate, poi, dallo storicismo eclettico difine Ottocento e primo Novecento sono le opere delle fabbriche diVincenzo Molaroni e soprattutto di Ferruccio Mengaroni. Infine,rappresentativa del gusto e dello spirito della metà del XX secolo è la produzione di artisti contemporanei – tra cui Baratti, Valentini e Wildi - che hanno sapientemente interpretato l’antica tradizione con originalità e fantasia.

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